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LE SFIDE: LA STORIA DI ANDREA LANFRI

Maggiore è la stima che nutriamo di noi stessi, migliore è la percezione che la gente avrà di noi. Difficile crederci, per chi è abituato a vedere solo l’immagine.

Andrea Lanfri ha perso entrambe le gambe a causa di una grave malattia. Nel giro di un anno, la sua vita è cambiata diametralmente: vogliamo raccontarvi come.

Foto Andrea Lanfri arrampicataCi racconti qualcosa di te?
Il mio nome è Andrea Lanfri, vivo a S. Andrea di Compito, un paesino vicino Lucca da quando sono nato e ho 29 anni. Un anno fa, nel gennaio del 2015, a causa di una malattia conosciuta come meningite fulminante ho perso entrambe le gambe dal ginocchio in giù e quasi tutte le dita di entrambe le mani,a e ho solamente i pollici. Grazie alle protesi e a molto duro lavoro, sono tornato a camminare di nuovo, e in meno di un anno ho ricominciato a correre, arrampicare, allenarmi, e a prepararmi per la stagione competitiva del 2016.

Come hai conosciuto Michelotti Ortopedia? Che supporto ti ha offerto?
Dal momento in cui si è rivelato necessario l’uso di protesi per poter tornare a camminare, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a Michelotti Ortopedia, che ha seguito sin da subito il mio caso, offrendomi tutto il supporto di cui avevo bisogno. Ricominciare a camminare è stata un’impresa titanica che mi è costata tanta fatica e dolore: all’inizio non riuscivo a stare molto in piedi come riesco a starci adesso, perché la protesi è comunque un corpo estraneo, non è semplice come indossare un paio di scarpe, ma grazie alla mia forza di volontà, al supporto di famiglia e amici e alla professionalità di Michelotti, oggi sono tornato a camminare, correre e nuotare, e anche a riprendere la mia passione più grande, ovvero la montagna, riprendendo in mano la mia autonomia e indipendenza.

Inoltre, grazie a Michelotti, dove ho trovato molto sostegno in tutto, e anche grazie a tante altre società e associazioni che si sono offerte di aiutarmi, sono riuscito a raccogliere abbastanza fondi per realizzare un paio di protesi da corsa, che mi hanno permesso di tornare in pista, in montagna, e di riprendere ad allenarmi a livelli competitivi, oltre ad aiutarmi con un mio progetto speciale che cercherò di realizzare a fine anno: un cammino di ben 800 km.

Foto Andrea Lanfri ArrampicataCome affronti la disabilità nel quotidiano?
Ho dovuto imparare nuovamente a camminare, scrivere e mangiare. Il mio nemico più grande è diventata la quotidianità con cui combattere ogni giorno e che ogni giorno mi pone davanti nuove sfide, che però affronto a testa alta.
Ho imparato a valorizzare ciò che ho senza pensare a cosa non ho più, e a vedere il lato positivo in ogni situazione, seguendo i miei sogni, le mie passioni e le mie ambizioni.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Voglio tornare a correre, a gareggiare, voglio provare di nuovo il brivido della corsa, il vento in faccia. Le protesi “normali” questo non lo consentono, ma con protesi apposite posso finalmente tornare in pista e rimettermi in gioco. Sarà solo un’altra sfida da superare, e la affronterò come sempre: positivo, col sorriso sulle labbra e con la voglia di raggiungere la vetta.

Che messaggio vorresti lasciare a chi si trova ad affrontare una disabilità?
Voglio incoraggiare altre persone disabili dire loro di non abbattersi, ma guardare la vita con fiducia. Basta volere, i limiti sono fatti per essere superati: maggiore è la stima che nutriamo di noi stessi, migliore è la percezione che la gente avrà di noi. Difficile crederci, per chi è abituato a vedere solo l’immagine.

Puoi scoprire di più su Andrea consultando il suo sito web: www.lanfriandrea.it

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Le sfide: intervista a Emiliano Malagoli

Non sono un pazzo né un super uomo: sono solo convinto che se si desidera veramente qualcosa si può raggiungere, perciò è importante credere sempre in se stessi e non mollare mai!

Abbiamo intervistato Emiliano Malagoli, un ragazzo appassionato di motociclismo che nel 2011 ha perso la gamba destra a seguito di un incidente in moto, ma non per questo ha perso la voglia di correre e di gareggiare in sella alla sua Ducati.

Ecco la sua testimonianza.

Emiliano Malagoli

Emiliano Malagoli

Nome, età, impiego attuale?
Mi chiamo Emiliano Malagoli , ho 39 anni e seguo a tempo pieno le attività della Onlus Diversamente Disabili www.diversamentedisabili.it 

Come affronti la disabilità nel quotidiano?
Sin dal primo giorno ho affrontato la mia disabilità in maniera positiva, anche perché a farsene un problema non si fa che peggiorare le cose. Da qui nasce il mio impegno quotidiano ad agevolare la vita delle persone disabili attraverso la mia passione, ovvero il motociclismo: il mio impegno nell’ambiente delle due ruote per disabili ottiene risultati sia a livello civile (patenti per persone con disabilità) sia a livello sportivo, avendo creato il primo campionato al mondo di piloti artolesi o portatori di protesi.

Come hai conosciuto Ortopedia Michelotti? Che supporto ti ha offerto?
Conoscevo già di nome Ortopedia Michelotti poiché abito in Toscana. Con l’incidente ho commissionato la mia prima protesi a un altro Centro ortopedico, ma in seguito ho potuto apprezzare le notevoli differenze rispetto al centro precedente: Michelotti ti segue e ti ascolta come persona, come essere umano e non come un numero. Inoltre, la disponibilità che ho ricevuto dallo staff Michelotti non ha rivali.

Cosa ti ha spinto a fondare l’associazione Di.Di., e di cosa si tratta esattamente?
Ciò che mi ha spinto a fondare questa associazione a supporto dei disabili è stato il livello di confusione e poca chiarezza che Italia c’è sull’argomento patenti con disabilità. Nonostante esista una legge ben scritta, ogni motorizzazione e commissione medica applica la legge a suo piacimento: ad esempio, non è infrequente che un disabile ottenga informazioni diametralmente differenti a seconda di quale commissione medica regionale o provinciale consulti. Inoltre, a livello sportivo, non esisteva ancora alcuna associazione riguardo al motociclismo per disabili: da qui l’ idea di creare corsi in pista e un campionato dedicato, il primo al mondo. In un solo anno siamo passati da 3 a 25 piloti. Penso che stiamo facendo un ottimo lavoro, calcolando le ingenti spese e nessun aiuto da parte di istituzioni o CIP.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
I miei progetti futuri mirano a migliorare la vita delle persone disabili e permettere loro di seguire le proprie passioni; vorrei riuscire a incrementare le attività della ONLUS con corsi con moto multiadattate; mi piacerebbe anche organizzare incontri di educazione stradale nelle scuole, perché credo che non ci sia miglior lezione che quella fatta da chi veramente in strada ha perso una parte di se stesso: l’esperienza pratica vale più di molta teoria.

Che messaggio vorresti lasciare a chi si trova ad affrontare una disabilità?
Il mio consiglio per un disabile è quello di non vedere la propria disabilità come un limite, ma di essere in grado di cogliere l’opportunità per migliorare la propria vita e soprattutto per cercare di fare qualcosa per gli altri. Credo che noi persone disabili siamo in grado vedere oltre, e solo un disabile è in grado di capire fino in fondo quali sono le esigenze e le necessità di chi vive questo tipo di condizione. In seguito al mio incidente ho imparato molto dalla vita e dalle immense potenzialità che gli essere umani hanno: sembra difficile da capire ma le sto mettendo in pratica più adesso da disabile che quando ero un normodotato.

Ho avuto l’incidente il 30 luglio del 2011, ho subito l’amputazione della gamba destra e 12 interventi per salvare la sinistra. Ho passato 4 mesi al Centro Traumatologico Ortopedico, ma già dopo 7 mesi dal mio incidente sono tornato in circuito al Mugello, e dopo 400 giorno ho fatto la mia prima gara dopo l’incidente.
Non sono un pazzo né un super uomo: sono solo convinto che se si desidera veramente qualcosa si può raggiungere, perciò è importante credere sempre in se stessi e non mollare mai!

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Lo specialista delle protesi: Paolo Denti

Tutti i nostri clienti hanno una storia da raccontare, e ognuno è a suo modo speciale.

Abbiamo intervistato Paolo Denti, tecnico ortopedico specializzato nella realizzazione di protesi degli arti superiori e inferiori.

Quali passi vengono seguiti per la progettazione e la realizzazione di una protesi?

“Innanzitutto è necessario un incontro preliminare con il cliente nei nostri ambulatori per poter valutare il problema e stabilire un piano d’azione per trovare la soluzione più congeniale. Con questo primo incontro si cerca di capire innanzitutto le esigenze del cliente, le sue abitudini e le sue necessità: queste informazioni ci saranno utili per decidere quali sono le tecnologie più adatte alla realizzazione della protesi in questione.

Una volta ottenuto un calco gessato del moncone, si passa a realizzare una prima protesi “di prova” che ci permette di evidenziare tutti gli eventuali difetti che verranno corretti.

La protesi di prova così perfezionata viene poi consegnata al cliente che potrà provarla per alcuni giorni, così da poter rilevare l’effettiva comodità della protesi, e nel caso di apportare ulteriori miglioramenti e regolazioni.

Nel caso in cui la protesi di prova passi il test, viene costruita la protesi definitiva.”

Qual è la vita media di una protesi?

“Solitamente una protesi applicata sopra il ginocchio viene sostituita ogni 5 anni, mentre le protesi sotto al ginocchio e le protesi per gli altri superiori hanno una vita media di 4 anni.

Una protesi necessita di essere cambiata nel momento in cui il corpo del  cliente ha subito cambiamenti, come l’aumento o la perdita di peso: poiché le protesi sono realizzate su misura, c’è spesso bisogno di riadattare le misure al corpo del cliente.

Inoltre, ogni cliente ha esigenze differenti dettate dall’età e dalle proprie abitudini di vita; oltretutto le tecnologie del settore stanno compiendo passi da gigante, e questo ci porta, anno dopo anno, soluzioni per protesi sempre più confortevoli, leggere ed evolute.”

Il vostro intervento si conclude con la realizzazione della protesi?

“La realizzazione della protesi non conclude il nostro rapporto col cliente, al contrario: i nostri ambulatori forniscono supporto, manutenzione, revisione e controlli delle protesi da noi realizzate per assicurare la massima soddisfazione e la miglior prestazione possibile.”

Puoi raccontarci alcuni casi su cui lavori o hai lavorato che ti hanno colpito particolarmente?

“Tutti i nostri clienti hanno una storia da raccontare, e ognuno è a suo modo speciale. Ci sono però tre ragazzi rispettivamente di Genova, Arezzo e Livorno che hanno affrontato problemi fisici simili e che hanno dovuto subire amputazioni sopra al ginocchio.

Nonostante le difficoltà che hanno dovuto affrontare, ad oggi una è diventata mamma, uno pratica boxe e un altro è impegnato in politica.”

 

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