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Il plantare sportivo: parla l’esperto Marco Davini

Per la rubrica approfondimenti, Michelotti intervista il suo esperto di plantari, il Dott. Marco Davini.

 

Plantare sportivo Michelotti

Che differenza c’è tra un plantare sportivo e un plantare classico? 

La differenza principale tra un plantare classico e uno sportivo sta nell’uso: mentre il primo accompagna la persona nella vita di tutti i giorni, il plantare sportivo deve rispondere alle sollecitazioni che il piede riceve durante l’attività sportiva, sollecitazioni ben più intense rispetto a quelle a cui viene sottoposto il piede normalmente. La differente risposta a questo tipo di attività viene fornita grazie all’uso di materiali differenti, spesso più flessibili e performanti, che possono variare anche in base al peso stesso della persona.

 

Quali passi vengono seguiti per la progettazione e la realizzazione di un plantare sportivo?

Prima di tutto viene fatta una visita baropodometrica per monitorare gli appoggi del piede, sia quando il paziente è fermo che quando è in movimento; a seguire viene presa l’impronta del piede in posizione neutra, con bende gessate o schiume fenoliche.

Una volta lavorato il gesso e preparato lo stampo, viene realizzato un plantare con anima flessibile e rivestimento più o meno spesso, in base allo sport specifico che l’atleta andrà a fare.

 

Qual è la vita media di un plantare di questo tipo?

Solitamente la durata di un plantare va in base all’utilizzo e al tipo di materiale con cui viene costruito, quindi l’età media può variare in base a molti fattori; sta di fatto che, ogni sei mesi a seguire, verrà effettuato un controllo, che ha il duplice scopo di controllare lo stato del prodotto e di mantenere un rapporto duraturo e costante con il cliente.

 

Se avessi bisogno di un plantare sportivo, cosa posso fare per averne uno su misura?

Sicuramente il primo passo verso un piede più sano è quello di contattarci subito e prendere appuntamento per un’analisi strumentale!

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LE SFIDE: LA STORIA DI ANDREA LANFRI

Maggiore è la stima che nutriamo di noi stessi, migliore è la percezione che la gente avrà di noi. Difficile crederci, per chi è abituato a vedere solo l’immagine.

Andrea Lanfri ha perso entrambe le gambe a causa di una grave malattia. Nel giro di un anno, la sua vita è cambiata diametralmente: vogliamo raccontarvi come.

Foto Andrea Lanfri arrampicataCi racconti qualcosa di te?
Il mio nome è Andrea Lanfri, vivo a S. Andrea di Compito, un paesino vicino Lucca da quando sono nato e ho 29 anni. Un anno fa, nel gennaio del 2015, a causa di una malattia conosciuta come meningite fulminante ho perso entrambe le gambe dal ginocchio in giù e quasi tutte le dita di entrambe le mani,a e ho solamente i pollici. Grazie alle protesi e a molto duro lavoro, sono tornato a camminare di nuovo, e in meno di un anno ho ricominciato a correre, arrampicare, allenarmi, e a prepararmi per la stagione competitiva del 2016.

Come hai conosciuto Michelotti Ortopedia? Che supporto ti ha offerto?
Dal momento in cui si è rivelato necessario l’uso di protesi per poter tornare a camminare, io e la mia famiglia ci siamo rivolti a Michelotti Ortopedia, che ha seguito sin da subito il mio caso, offrendomi tutto il supporto di cui avevo bisogno. Ricominciare a camminare è stata un’impresa titanica che mi è costata tanta fatica e dolore: all’inizio non riuscivo a stare molto in piedi come riesco a starci adesso, perché la protesi è comunque un corpo estraneo, non è semplice come indossare un paio di scarpe, ma grazie alla mia forza di volontà, al supporto di famiglia e amici e alla professionalità di Michelotti, oggi sono tornato a camminare, correre e nuotare, e anche a riprendere la mia passione più grande, ovvero la montagna, riprendendo in mano la mia autonomia e indipendenza.

Inoltre, grazie a Michelotti, dove ho trovato molto sostegno in tutto, e anche grazie a tante altre società e associazioni che si sono offerte di aiutarmi, sono riuscito a raccogliere abbastanza fondi per realizzare un paio di protesi da corsa, che mi hanno permesso di tornare in pista, in montagna, e di riprendere ad allenarmi a livelli competitivi, oltre ad aiutarmi con un mio progetto speciale che cercherò di realizzare a fine anno: un cammino di ben 800 km.

Foto Andrea Lanfri ArrampicataCome affronti la disabilità nel quotidiano?
Ho dovuto imparare nuovamente a camminare, scrivere e mangiare. Il mio nemico più grande è diventata la quotidianità con cui combattere ogni giorno e che ogni giorno mi pone davanti nuove sfide, che però affronto a testa alta.
Ho imparato a valorizzare ciò che ho senza pensare a cosa non ho più, e a vedere il lato positivo in ogni situazione, seguendo i miei sogni, le mie passioni e le mie ambizioni.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Voglio tornare a correre, a gareggiare, voglio provare di nuovo il brivido della corsa, il vento in faccia. Le protesi “normali” questo non lo consentono, ma con protesi apposite posso finalmente tornare in pista e rimettermi in gioco. Sarà solo un’altra sfida da superare, e la affronterò come sempre: positivo, col sorriso sulle labbra e con la voglia di raggiungere la vetta.

Che messaggio vorresti lasciare a chi si trova ad affrontare una disabilità?
Voglio incoraggiare altre persone disabili dire loro di non abbattersi, ma guardare la vita con fiducia. Basta volere, i limiti sono fatti per essere superati: maggiore è la stima che nutriamo di noi stessi, migliore è la percezione che la gente avrà di noi. Difficile crederci, per chi è abituato a vedere solo l’immagine.

Puoi scoprire di più su Andrea consultando il suo sito web: www.lanfriandrea.it

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Lo sport come missione: Marco Pellizzon

…la disabilità in realtà ha pochi confini e la tecnologia può aiutare a superarli.

Abbiamo intervistato Marco Pellizzon, specialista di carrozzine e ausili per lo sport.

Quale percorso formativo hai seguito? Qual è la tua specializzazione?

Sono un ingegnere delle telecomunicazioni, specializzato in tecnologie per disabili: dopo il corso di laurea presso la facoltà di ingegneria dell’università di Pisa, ho seguito un master di un anno presso l’Università di Trieste per specializzarmi in tecnologie assistive per le disabilità.

La passione e l’interessamento specifico verso gli ausili per lo sport è il nato con il tempo, poiché sono appassionato di sport in generale.

 

Come viene pianificata la realizzazione e la personalizzazione di un ausilio per lo sport?

Carrozzina da TennisPrima di tutto è ovviamente necessario capire qual è la tipologia di attività sportiva che si vuole svolgere, poiché esistono carrozzine (e ausili in generale) con configurazioni e forme specifiche, che variano da sport a sport: ad esempio, le carrozzine da basket e quelle da tennis differiscono molto in forme e dimensioni.
In generale comunque realizzare un ausilio per lo sport significa costruire un dispositivo personalizzato al 100% e su misura rispetto alle caratteristiche fisiche e atletiche della persona; non esistono quindi delle procedure standard per pianificare la realizzazione di un ausilio per lo sport.

 

Come viene seguito il paziente una volta consegnato l’ausilio sportivo? Che tipo di supporto riceve?

Un ausilio per lo sport è un ausilio al quale vengono richieste maggiori prestazioni rispetto a un ausilio per la vita di tutti i giorni, per questo è molto più stressato e soggetto ad usura.

Ortopedia Michelotti si è quindi attrezzata per dare supporto tecnico costante anche dopo la consegna e spesso gli atleti vengono seguiti anche durante le competizioni.

 

Puoi raccontarci un caso particolare che ti ha particolarmente colpito?

Probabilmente quello di Massimiliano Mattei, un ragazzo paraplegico di Livorno a cui abbiamo realizzato un prototipo di scocca rigida per andare sul surf… un esempio di come la disabilità in realtà ha pochi confini e di come la tecnologia applicata a questo campo può aiutare a superarli.

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Lo specialista delle protesi: Paolo Denti

Tutti i nostri clienti hanno una storia da raccontare, e ognuno è a suo modo speciale.

Abbiamo intervistato Paolo Denti, tecnico ortopedico specializzato nella realizzazione di protesi degli arti superiori e inferiori.

Quali passi vengono seguiti per la progettazione e la realizzazione di una protesi?

“Innanzitutto è necessario un incontro preliminare con il cliente nei nostri ambulatori per poter valutare il problema e stabilire un piano d’azione per trovare la soluzione più congeniale. Con questo primo incontro si cerca di capire innanzitutto le esigenze del cliente, le sue abitudini e le sue necessità: queste informazioni ci saranno utili per decidere quali sono le tecnologie più adatte alla realizzazione della protesi in questione.

Una volta ottenuto un calco gessato del moncone, si passa a realizzare una prima protesi “di prova” che ci permette di evidenziare tutti gli eventuali difetti che verranno corretti.

La protesi di prova così perfezionata viene poi consegnata al cliente che potrà provarla per alcuni giorni, così da poter rilevare l’effettiva comodità della protesi, e nel caso di apportare ulteriori miglioramenti e regolazioni.

Nel caso in cui la protesi di prova passi il test, viene costruita la protesi definitiva.”

Qual è la vita media di una protesi?

“Solitamente una protesi applicata sopra il ginocchio viene sostituita ogni 5 anni, mentre le protesi sotto al ginocchio e le protesi per gli altri superiori hanno una vita media di 4 anni.

Una protesi necessita di essere cambiata nel momento in cui il corpo del  cliente ha subito cambiamenti, come l’aumento o la perdita di peso: poiché le protesi sono realizzate su misura, c’è spesso bisogno di riadattare le misure al corpo del cliente.

Inoltre, ogni cliente ha esigenze differenti dettate dall’età e dalle proprie abitudini di vita; oltretutto le tecnologie del settore stanno compiendo passi da gigante, e questo ci porta, anno dopo anno, soluzioni per protesi sempre più confortevoli, leggere ed evolute.”

Il vostro intervento si conclude con la realizzazione della protesi?

“La realizzazione della protesi non conclude il nostro rapporto col cliente, al contrario: i nostri ambulatori forniscono supporto, manutenzione, revisione e controlli delle protesi da noi realizzate per assicurare la massima soddisfazione e la miglior prestazione possibile.”

Puoi raccontarci alcuni casi su cui lavori o hai lavorato che ti hanno colpito particolarmente?

“Tutti i nostri clienti hanno una storia da raccontare, e ognuno è a suo modo speciale. Ci sono però tre ragazzi rispettivamente di Genova, Arezzo e Livorno che hanno affrontato problemi fisici simili e che hanno dovuto subire amputazioni sopra al ginocchio.

Nonostante le difficoltà che hanno dovuto affrontare, ad oggi una è diventata mamma, uno pratica boxe e un altro è impegnato in politica.”

 

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