Un Ostacolo per Amico – Sport e Disabilità

Un ostacolo per amico

Un ostacolo per amico

Panathlon Club Lucca, in associazione con Michelotti Ortopedia, Istituto Fermi, Comitato Paralimpico per la Toscana e UNVS, ti invita a “Un Ostacolo per Amico – Sport e Disabilità“: la manifestazione prevederà incontri con grandi atleti del panorama paralimpico italiano, dimostrazioni sportive e tavole rotonde sugli argomenti in tema.

L’evento avrà luogo nel contesto del Settembre Lucchese, e si terrà presso la sede centrale di Ortopedia Michelotti, in via di Tiglio 1611/M-S a San Filippo (Lucca).

Non mancare!

PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

h 09.00
Presentazione della giornata
e Saluto alle autorità
Arturo Guidi – Presidente Panatlhon Lucca

h 09.15/09.30
Saluto ai partecipanti
Massimo Toschi
Rappresentante del Consiglio Regionale Toscana

h 09.30/10.45
Tavola rotonda – Prima parte
“Il mio secondo tempo – sport+disabilità=vita”
Moderatori
Massimo Porciani – Presidente CIP Toscana
Lorenzo Michelotti – Michelotti Orthopedic Solutions
Relatori
Giusy Versace – Nazionale Italiana Paralimpica di Atletica
Sara Morganti – Equitazione – campionessa italiana
e mondiale di ParaDressage
Alessia Biagini – Nazionale Italiana di Scherma Paralimpica
Salvatore Iudica – Calciatore Nazionale Italiana Amputati
Emiliano Malagoli – Team Di.Di. Campionato Motociclistico Bridgestone

h 10.45/11.00
Coffee Break

h 11.00/12.30
Tavola rotonda – Seconda Parte
“Il mio secondo tempo – sport+disabilità=vita”
Moderatori
Marco Pellizzon – Michelotti Orthopedic Solutions
Salvatore Conte – Delegato Provinciale Prato CIP
Relatori
Dario Ercolano – Boxing Club Livorno
Nicola Codega – Tennis SIL, autore del libro “Sempre in piedi”
Lorenzo Pellegrini – Volpi Rosse Firenze Wheelchair Basket
Gianluca Orsi – Tecnico Coach Baskin GLADIATORIUS

h 12.30/13.00
Presentazione del progetto scolastico
“Un ostacolo per amico”
Relatori
Donatella Buonriposi – Provveditore agli studi Lucca

h 13.30/14.30
Pranzo Buffet

h 14.30/16.30
Dimostrazioni di Sport
Pugilato – Motociclismo
Sitting Volley – Wheelchair Basket
Baskin – Scherma Paralimpica – Tiro a Segno

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LE SFIDE: LA STORIA DI ROBERTO PUNZO

Lo sport paralimpico è un modo diverso di pensare lo sport, che valorizza la partecipazione nell’ottica dell’inclusione sociale.

Roberto Punzo, militare dell’Esercito Italiano, è da poco tornato dal Carlton Irish Para-Badminton International di Dublino, al quale ha partecipato… ecco la sua storia.

IMG_0912Ci racconti qualcosa di te? Nome, cognome, età, professione…
Il mio cordiale saluto a tutti i lettori di questo blog! Mi presento: Roberto Punzo, 51 anni, militare dell’Esercito Italiano, in servizio con la mia disabilità, una condizione di servizio che testimonia come la nostra Repubblica sia tuttora uno Stato di diritto, capace di far fronte a sfide sociali, anche se molto c’è ancora da fare…

Come hai conosciuto Ortopedia Michelotti? Che supporto ti ha offerto?
Ho conosciuto l’Ortopedia Michelotti in occasione dell’edizione 2015 di FOLGORE NO LIMITS, un’altra pagina di storia positiva e fattiva della convivenza sociale italiana, organizzata dalla Brigata Paracadutisti dell’Esercito Italiano a Livorno, in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico: una giornata che ha visto protagonisti circa 900 studenti delle scuole di Livorno, con i loro insegnanti, genitori, familiari e i paracadutisti della Folgore. Una straordinaria occasione di incontro, confronto e sostegno, grazie alla presenza di agenzie sociali e aziende del territorio, coinvolte nella costruzione di un quotidiano migliore per tutti coloro che, con la propria disabilità, vogliono felicemente continuare a vivere la propria quotidianità. Ne ho beneficiato anch’io! Avevo bisogno di una carrozzina per praticare il para-badminton, uno sport che mi ha subito affascinato, dopo averne fatto conoscenza a marzo, in occasione di un raduno del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa, gruppo nato per promuovere e favorire la pratica sportiva dei militari con disabilità. Il personale dell’Ortopedia Michelotti è stato pronto e generoso, fornendomi l’ausilio desiderato.

Come affronti la disabilità nel quotidiano?
La disabilità è una condizione che arricchisce la mia esperienza di vita. Permette il lusso di tentare di sfuggire all’omologazione, a quell’assimilazione che porta a dimenticare le differenze che connotano, singolarmente, ciascuno di noi. Le persone senza disabilità mi sembrano un po’ distratte in tal senso. Della differenza non bisogna aver paura, occorre valorizzarla. Lo sport paralimpico è un modo diverso di pensare lo sport, che valorizza la partecipazione nell’ottica dell’inclusione sociale.

IMG_0911Sappiamo che hai partecipato al Carlton Irish Para-Badminton International di Dublino: di cosa si tratta?
Si tratta di un mio sogno realizzato, grazie anche alla carrozzina fornitami dall’Ortopedia Michelotti… Con il sostegno della Federazione Italiana Badminton (F.I.Ba.) e dell’Esercito Italiano, ho partecipato a questo torneo internazionale di para-badminton in Irlanda. Le circostanze hanno fatto sì che fossi il primo giocatore italiano a poter risultare classificato nella classe WH2 (paraplegia). Mi sono trovato così a competere con giocatori decisamente più esperti e forti di me, in particolare asiatici. Dal punto di vista del risultato tecnico, devo dire che sono state le sconfitte forse più costruttive che avrei potuto immaginare, essendo riuscito anche ad aumentare costantemente i punti realizzati nelle tre gare. Ma ci tengo a sottolineare il pieno successo della partecipazione, perché tra le Federazioni internazionali quella italiana era da tempo attesa nel para-badminton. Il badminton è il terzo sport più praticato nel mondo e il para-badminton sarà sport dimostrativo alle paralimpiadi di Rio nel 2016, per poi essere parte del programma ufficiale a Tokyo nel 2020. Sono felice e onorato di far parte di questo movimento sportivo e intendo proseguire. Mi piacerebbe che tanti ragazzi e ragazze con disabilità provassero il para-badminton, che esalta dinamismo e reattività dei giocatori. Vorrei che tutti provassero il piacere di scoprire o riscoprire, nella disabilità, qualità non manifeste del proprio fisico, grazie al gioco del para-badminton. Partecipare al torneo di Dublino con soli due mesi di pratica sportiva è stato il risultato di una sfida vinta grazie alla sinergia tra la F.I.Ba. e l’Esercito Italiano, i cui militari e le cui strutture sono parte integrante della società e risorsa di capacità, competenze e determinazione sempre a disposizione della comunità nazionale.

Copia di 8Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Continuare nell’attività sportiva. Pratico anche il tiro con l’arco olimpico, da circa un anno, e sarò a Padova per disputare il campionato italiano di para-archery, l’11 e 12 luglio prossimi. Inoltre, dall’8 al 13 settembre si svolgeranno a Stoke Mandeville, in Inghilterra, i mondiali di para-badminton. Mi piacerebbe esserci: a Stoke Mandeville, dove si trova l’ospedale con il più grande reparto di lesioni spinali in Europa, è nato il paralimpismo, proprio per permettere ai militari feriti, veterani della seconda guerra mondiale, la riabilitazione e il reinserimento sociale grazie allo sport. Ho già avuto l’onore di partecipare agli INVICTUS GAMES lo scorso anno a Londra, competizioni volute dal Principe Harry, a cui ha aderito con slancio lo Stato Maggiore della Difesa italiano, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del rispetto per chi ha servito il proprio Paese e ha rispettato, in quanto militare, una volontà politica democraticamente determinata. La tappa a Stoke Mandeville, nel mio percorso sportivo, sarebbe estremamente significativa.

Che messaggio vorresti lasciare a chi si trova ad affrontare una disabilità?
Per cogliere le occasioni che, anche sorprendentemente, la nuova condizione offre, occorre chiedere aiuto, lasciare che l’orgoglio lasci spazio all’altro che può aiutarti.

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LE SFIDE: LA STORIA DI DARIO ERCOLANO

DarioCiao a tutti, mi chiamo Dario Ercolano e sono nato  il 31 agosto 1971 a Milano.

Sono nato con un problema alla gamba destra, che risultava essere malformata e più corta rispetto all’altra; sin da subito sono iniziate le operazioni chirurgiche per cercare di migliorare la situazione, e questo mi ha obbligato a trascorrere la mia adolescenza più negli ospedali che negli istituti scolastici.

Nonostante ciò, i miei genitori mi hanno sempre fatto sentire una persona “normale”, e grazie all’aiuto di un tutore ho cominciato a fare sport: più la disciplina sportiva meno si confaceva alla mia situazione fisica, più io mi ostinavo a volerla praticare… così ho cominciato a fare ciclismo, tennis e persino il portiere in una squadra di calcio. Lo sport mi ha sempre stimolato a riprendermi dagli interventi subiti, dato che finivo sotto i ferri almeno una volta l’anno.

Nel 1984 sono stato ricoverato in Siberia, più precisamente a Kurgan, dal professor Ilizarov, per cercare di ridurre la dismetria dell’arto. È stato il periodo più duro della mia adolescenza: 18 mesi nella steppa siberiana in un ospedale il cui cancello ricordava quello di Auschwitz. Durante quel ricovero è andato tutto storto,  tra infezioni e complicazioni sono tornato a casa che pesavo appena 40 kg. Ero devastato nella mente e nel fisico, e come beffa la mia gamba era peggiorata notevolmente. In italia si paventava la necessità di amputare la gamba, eppure dopo ulteriori anestesie sono tornato di nuovo in piedi.

Lo sport e la voglia di essere sempre disposto a giocarmela in una sfida con me stesso mi ha rimesso in corsa.

Pugili su ringGli anni passano, le operazioni si susseguono e la mia mente si ammala. Dopo un lungo percorso duro ed estenuante, nel 2007 prendo la decisione di amputarmi la gamba e mettere una protesi. Assieme alla gamba voglio recidere il mio passato travagliato e svoltare, andare avanti. Nella vita lo sport mi è sempre stato accanto, quindi intraprendo una nuova avventura con la palestra ed il ring. La boxe diventa la mia nuova passione e motivazione.

Purtroppo la mia sfortuna non si esaurisce qui: un problema alla schiena mi impone una nuova routine ospedaliera, e anche il moncone dà problemi, imponendo una nuova amputazione 5 centimetri più in alto. Nonostante tutto, 9 mesi dopo sono sul ring alla manifestazione “Happy Hand”, come il primo disabile a combattere sul ring contro un normodotato.
Se oggi posso dedicarmi appieno allo sport e vivere una vita piena, devo soprattutto ringraziare l’appoggio e l’amore di mio padre e mia madre, ma anche al supporto del dottore Luca Gaiani, dello specialista Paolo Denti di Ortopedia Michelotti, del mio allenatore Luca Giusti della mitica palestra Boxing club Livorno; devo anche ringraziare Alessandra Ciaraolo dell’Istituto Santa Caterina di Collesalvetti e… ringrazio anche tutto il “brutto” che ho passato, perché mi ha permesso di capire quanto invece ho di bello.

pugile amputato

 

 

 

LE SFIDE: INTERVISTA A MASSIMILIANO MATTEI

Mai arrendersi, mai fermarsi, mai permettere alla disabilità di frapporsi fra te e ciò che ti rende felice. Quando c’è la voglia di ripartire, c’è tutto.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Massimiliano Mattei, surfista e co-fondatore del progetto “Surf Insieme Re-Able”, che si pone come obiettivo il portare in mare surfisti con disabilità grazie a tavole personalizzate che si adattino alle loro esigenze.

Ecco la sua storia.

05Ci racconti qualcosa di te?
Ciao! Sono Massimiliano Mattei, abito a Livorno, ho 35 anni e sono una persona molto sportiva.
Vivo da sempre a stretto contatto con il mare, pratico surf da quando ero ragazzino, e per molti anni ho lavorato come cuoco nelle Filippine nel ristorante di famiglia. A seguito dell’incidente che mi ha costretto su una sedia a rotelle sono rientrato in Italia, e appena mi sono ristabilito il mio più grande desiderio era quello di ricominciare a surfare.

Come hai conosciuto Ortopedia Michelotti? Che supporto ti ha offerto?
Ortopedia Michelotti mi ha permesso di ritrovare, in buona parte, la mia autonomia e mobilità. Grazie al supporto professionale e qualificato del suo personale ho trovato un sostegno valido per tutti i miei progetti, specialmente in ambito sportivo.

Come affronti la disabilità nel quotidiano?
La disabilità mi ha privato di molte cose, ma con forza e determinazione sono riuscito a tornare a fare ciò che più mi rende felice. Mi sono costruito da solo la prima tavola da surf riadattata, applicando pezzi di polistirolo per sostenermi e tenere ferme le gambe, e due maniglie dove potermi aggrappare. Nonostante la fatica, non puoi immaginare la sensazione di leggerezza e libertà che ho provato appena sono entrato in acqua! Tornare a sentire fisicamente il mare, il suo sapore, condividere le stesse onde e la stessa adrenalina con i miei compagni… è stato come rinascere.

04Sappiamo che stai lavorando a un progetto molto speciale: di che si tratta?
Navigando in Internet ho scoperto che, negli Stati Uniti e in Francia, esistono associazioni che promuovono il surf per portatori di handicap. Quindi, grazie alla collaborazione con due amici, Martino Serravalli e a Lorenzo Bini (surfisti disabili e volontari dell’associazione S.I.L. Surf Insieme Livorno, come me), nasce il progetto “Surf Insieme Re-Able”, che si pone come obiettivo quello di promuovere il surf per persone con disabilità grazie all’uso di tavole adattate e personalizzate con appositi supporti.
Al momento l’ostacolo più grande sono le spiagge, difficilmente accessibili a chi è costretto sulla sedia a rotelle: arrivare al mare per noi è più difficile che stare in acqua. Ma siamo teste dure: non sarà un po’ di sabbia a fermarci.

Sappiamo che sei una persona molto sportiva: che discipline pratichi oltre al surf?
Un’altra mia grande passione è la boxe: mi alleno in una palestra della zona che è attrezzata per atleti con disabilità. Il pugilato fortifica la salute mentale, le relazioni sociali, il rispetto delle regole e degli altri, e accresce molto l’autostima: è uno sport fantastico che mi sento di consigliare a tutti.

03Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Il mio progetto più grande è sicuramente la tavola da surf personalizzata e motorizzata: il motore elettrico applicato alla tavola viene manovrato via wireless e permette anche a chi non può muovere liberamente gli arti di andare a largo e cavalcare le onde. È un progetto molto ambizioso, ma siamo molto vicini a trasformarlo in realtà!

Che messaggio vorresti lasciare a chi si trova ad affrontare una disabilità?
Mai arrendersi, mai fermarsi, mai permettere alla disabilità di frapporsi fra te e ciò che ti rende felice. Quando c’è la voglia di ripartire, c’è tutto.

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Le sfide: intervista a Emiliano Malagoli

Non sono un pazzo né un super uomo: sono solo convinto che se si desidera veramente qualcosa si può raggiungere, perciò è importante credere sempre in se stessi e non mollare mai!

Abbiamo intervistato Emiliano Malagoli, un ragazzo appassionato di motociclismo che nel 2011 ha perso la gamba destra a seguito di un incidente in moto, ma non per questo ha perso la voglia di correre e di gareggiare in sella alla sua Ducati.

Ecco la sua testimonianza.

Emiliano Malagoli

Emiliano Malagoli

Nome, età, impiego attuale?
Mi chiamo Emiliano Malagoli , ho 39 anni e seguo a tempo pieno le attività della Onlus Diversamente Disabili www.diversamentedisabili.it 

Come affronti la disabilità nel quotidiano?
Sin dal primo giorno ho affrontato la mia disabilità in maniera positiva, anche perché a farsene un problema non si fa che peggiorare le cose. Da qui nasce il mio impegno quotidiano ad agevolare la vita delle persone disabili attraverso la mia passione, ovvero il motociclismo: il mio impegno nell’ambiente delle due ruote per disabili ottiene risultati sia a livello civile (patenti per persone con disabilità) sia a livello sportivo, avendo creato il primo campionato al mondo di piloti artolesi o portatori di protesi.

Come hai conosciuto Ortopedia Michelotti? Che supporto ti ha offerto?
Conoscevo già di nome Ortopedia Michelotti poiché abito in Toscana. Con l’incidente ho commissionato la mia prima protesi a un altro Centro ortopedico, ma in seguito ho potuto apprezzare le notevoli differenze rispetto al centro precedente: Michelotti ti segue e ti ascolta come persona, come essere umano e non come un numero. Inoltre, la disponibilità che ho ricevuto dallo staff Michelotti non ha rivali.

Cosa ti ha spinto a fondare l’associazione Di.Di., e di cosa si tratta esattamente?
Ciò che mi ha spinto a fondare questa associazione a supporto dei disabili è stato il livello di confusione e poca chiarezza che Italia c’è sull’argomento patenti con disabilità. Nonostante esista una legge ben scritta, ogni motorizzazione e commissione medica applica la legge a suo piacimento: ad esempio, non è infrequente che un disabile ottenga informazioni diametralmente differenti a seconda di quale commissione medica regionale o provinciale consulti. Inoltre, a livello sportivo, non esisteva ancora alcuna associazione riguardo al motociclismo per disabili: da qui l’ idea di creare corsi in pista e un campionato dedicato, il primo al mondo. In un solo anno siamo passati da 3 a 25 piloti. Penso che stiamo facendo un ottimo lavoro, calcolando le ingenti spese e nessun aiuto da parte di istituzioni o CIP.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
I miei progetti futuri mirano a migliorare la vita delle persone disabili e permettere loro di seguire le proprie passioni; vorrei riuscire a incrementare le attività della ONLUS con corsi con moto multiadattate; mi piacerebbe anche organizzare incontri di educazione stradale nelle scuole, perché credo che non ci sia miglior lezione che quella fatta da chi veramente in strada ha perso una parte di se stesso: l’esperienza pratica vale più di molta teoria.

Che messaggio vorresti lasciare a chi si trova ad affrontare una disabilità?
Il mio consiglio per un disabile è quello di non vedere la propria disabilità come un limite, ma di essere in grado di cogliere l’opportunità per migliorare la propria vita e soprattutto per cercare di fare qualcosa per gli altri. Credo che noi persone disabili siamo in grado vedere oltre, e solo un disabile è in grado di capire fino in fondo quali sono le esigenze e le necessità di chi vive questo tipo di condizione. In seguito al mio incidente ho imparato molto dalla vita e dalle immense potenzialità che gli essere umani hanno: sembra difficile da capire ma le sto mettendo in pratica più adesso da disabile che quando ero un normodotato.

Ho avuto l’incidente il 30 luglio del 2011, ho subito l’amputazione della gamba destra e 12 interventi per salvare la sinistra. Ho passato 4 mesi al Centro Traumatologico Ortopedico, ma già dopo 7 mesi dal mio incidente sono tornato in circuito al Mugello, e dopo 400 giorno ho fatto la mia prima gara dopo l’incidente.
Non sono un pazzo né un super uomo: sono solo convinto che se si desidera veramente qualcosa si può raggiungere, perciò è importante credere sempre in se stessi e non mollare mai!

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Lo sport come missione: Marco Pellizzon

…la disabilità in realtà ha pochi confini e la tecnologia può aiutare a superarli.

Abbiamo intervistato Marco Pellizzon, specialista di carrozzine e ausili per lo sport.

Quale percorso formativo hai seguito? Qual è la tua specializzazione?

Sono un ingegnere delle telecomunicazioni, specializzato in tecnologie per disabili: dopo il corso di laurea presso la facoltà di ingegneria dell’università di Pisa, ho seguito un master di un anno presso l’Università di Trieste per specializzarmi in tecnologie assistive per le disabilità.

La passione e l’interessamento specifico verso gli ausili per lo sport è il nato con il tempo, poiché sono appassionato di sport in generale.

 

Come viene pianificata la realizzazione e la personalizzazione di un ausilio per lo sport?

Carrozzina da TennisPrima di tutto è ovviamente necessario capire qual è la tipologia di attività sportiva che si vuole svolgere, poiché esistono carrozzine (e ausili in generale) con configurazioni e forme specifiche, che variano da sport a sport: ad esempio, le carrozzine da basket e quelle da tennis differiscono molto in forme e dimensioni.
In generale comunque realizzare un ausilio per lo sport significa costruire un dispositivo personalizzato al 100% e su misura rispetto alle caratteristiche fisiche e atletiche della persona; non esistono quindi delle procedure standard per pianificare la realizzazione di un ausilio per lo sport.

 

Come viene seguito il paziente una volta consegnato l’ausilio sportivo? Che tipo di supporto riceve?

Un ausilio per lo sport è un ausilio al quale vengono richieste maggiori prestazioni rispetto a un ausilio per la vita di tutti i giorni, per questo è molto più stressato e soggetto ad usura.

Ortopedia Michelotti si è quindi attrezzata per dare supporto tecnico costante anche dopo la consegna e spesso gli atleti vengono seguiti anche durante le competizioni.

 

Puoi raccontarci un caso particolare che ti ha particolarmente colpito?

Probabilmente quello di Massimiliano Mattei, un ragazzo paraplegico di Livorno a cui abbiamo realizzato un prototipo di scocca rigida per andare sul surf… un esempio di come la disabilità in realtà ha pochi confini e di come la tecnologia applicata a questo campo può aiutare a superarli.

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Le sfide: intervista a Loris Figoli

…altri inforcano gli occhiali, io indosso una delle mie due gambe: quella di design! Non è sempre facile, però cerco di non farmi abbattere …

 Il nostro team ha intervistato Loris, un nostro cliente residente a Riccò del Golfo di Spezia che a seguito di un incidente nel 2010 ha perso la gamba destra. Loris è attualmente impegnato in campagna elettorale per le elezioni comunali del suo paese.

Ecco la sua testimonianza.

Foto Loris Figoli

Nome, età, impiego attuale?
Mi chiamo Loris Figoli, ho trentasei anni, sono libero professionista. Mi occupo di arredamento di interni, negli anni ho conseguito – oltre agli studi specialistici nel mio ambito tecnico – un diploma triennale in scienze politiche, in virtù del quale sono stato consulente per una fondazione bancaria nell’ambito dell’infanzia e della cultura in età evolutiva. Mi sono occupato di sostegno all’impresa e del recupero post alluvioni in Liguria tra il 2011 e il 2012.

Come affronti la disabilità nel quotidiano?
Cerco di vivere la come fosse una caratteristica fisica “normale”… altri inforcano gli occhiali, io indosso una delle mie due gambe: quella di design! Non è sempre facile, molto spesso dolori e difficoltà tecniche ritardano la mia attività… però cerco di non farmi abbattere…

Come hai conosciuto Ortopedia Michelotti? Che supporto ti ha offerto?
Dopo una distruttiva esperienza bolognese, sulla quale non voglio soffermarmi (garantisco essere stata assolutamente frustrante ed umiliante), ho avuto un contatto casuale con l’ortopedia: la frequentava un amico amputato da più tempo di me.
Ho avuto modo di capire subito che Paolo Denti, con la sua capacità ma anche con la sua positiva e spregiudicata inventiva, poteva assecondare la mia voglia/speranza/esigenza di recupero.
Ero da alcuni mesi in contatto con numerosi reduci dell’Afghanistan, in particolare americani e australiani, soprattutto attraverso chat e videochat, che mi spiegavano come erano riusciti a superare quei limiti che io stavo affrontando.
Non ho voluto cedere all’avvilimento di molta parte della nostra sanità/sistema sociale! Divoravo video e foto da ogni parte del mondo! Paolo e i Michelotti – che non si sono di certo opposti a investire tempo e ricerca sulle mie problematiche fisiologiche e sulle mie esigenze di lavoro – me lo hanno consentito.

Se e come affronti il tema della disabilità nella tua campagna politica?
Non affronto tout court il tema della mia disabilità! Per molti avversari è un’arma: un handicappato non sarà in grado di rispondere ai problemi della collettività! Evito… così supero e salto a piè pari. Vengo messo alla prova: riuscirà il candidato sindaco a far le scale?
Questo è l’articolo con il quale sono riuscito a contrastare – grazie ad un amico giornalista – la menomazione come scusa per “farmi fuori”… e pure una foto uscita sui quotidiani locali tempo fa… Devo riconoscere che la popolazione era diffidente, vedendomi così proiettato a mostrare la mia gamba “robot”… poi in molti hanno capito che si tratta di un “valore aggiunto”.
Altri mi escludono: non me ne faccio un problema (anche se ne soffro)!

Che messaggio vorresti lasciare a chi si trova ad affrontare una disabilità?
Non ha senso proporre un modello da seguire, ma vorrei  incitare chi si trova in una situazione simile alla mia partendo da un presupposto: dover rinunciare a uno o più gradi di abilità o indipendenza a causa di un incidente o una malattia, non deve imporci di abbandonare il resto della nostra vita! Perdere una gamba non mi ha tolto la voglia di sorridere! Ciò significa comunque che ci sia spazio – limitato e delimitato – per piangere. Lo sport permette di superare le barriere! Io stesso sto provando e cercherò di tornare a correre e a fare trekking (nuoto già, ma senza protesi). Penso però che la migliore emancipazione si ottenga andando dal parrucchiere, vestendosi (bene?) come si faceva prima! Ritengo che ci sia bisogno di proporre la normalità raggiungibile… bella e tecnica per chi – come me – è privo di una gamba. Una bella carrozzina, anche se sottende la rinuncia a camminare, rimane comunque un bel pezzo di ingegneria e design! Mostrare questo lato della medaglia aiuta! Più del superamento del limite ESTREMO occorre mostrare quello DI OGNI GIORNO. Per questa ragione invito Michelotti ad  utilizzare Youtube ed i Social Media al fine di esporre spezzoni di normalità disabile. Io non correvo in moto, non mi tuffavo dalle cime delle scogliere… facevo politica, seguivo la moda, andavo in vacanza e viaggiavo per lavoro: COME ORA!

- Loris Figoli

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Lo specialista delle protesi: Paolo Denti

Tutti i nostri clienti hanno una storia da raccontare, e ognuno è a suo modo speciale.

Abbiamo intervistato Paolo Denti, tecnico ortopedico specializzato nella realizzazione di protesi degli arti superiori e inferiori.

Quali passi vengono seguiti per la progettazione e la realizzazione di una protesi?

“Innanzitutto è necessario un incontro preliminare con il cliente nei nostri ambulatori per poter valutare il problema e stabilire un piano d’azione per trovare la soluzione più congeniale. Con questo primo incontro si cerca di capire innanzitutto le esigenze del cliente, le sue abitudini e le sue necessità: queste informazioni ci saranno utili per decidere quali sono le tecnologie più adatte alla realizzazione della protesi in questione.

Una volta ottenuto un calco gessato del moncone, si passa a realizzare una prima protesi “di prova” che ci permette di evidenziare tutti gli eventuali difetti che verranno corretti.

La protesi di prova così perfezionata viene poi consegnata al cliente che potrà provarla per alcuni giorni, così da poter rilevare l’effettiva comodità della protesi, e nel caso di apportare ulteriori miglioramenti e regolazioni.

Nel caso in cui la protesi di prova passi il test, viene costruita la protesi definitiva.”

Qual è la vita media di una protesi?

“Solitamente una protesi applicata sopra il ginocchio viene sostituita ogni 5 anni, mentre le protesi sotto al ginocchio e le protesi per gli altri superiori hanno una vita media di 4 anni.

Una protesi necessita di essere cambiata nel momento in cui il corpo del  cliente ha subito cambiamenti, come l’aumento o la perdita di peso: poiché le protesi sono realizzate su misura, c’è spesso bisogno di riadattare le misure al corpo del cliente.

Inoltre, ogni cliente ha esigenze differenti dettate dall’età e dalle proprie abitudini di vita; oltretutto le tecnologie del settore stanno compiendo passi da gigante, e questo ci porta, anno dopo anno, soluzioni per protesi sempre più confortevoli, leggere ed evolute.”

Il vostro intervento si conclude con la realizzazione della protesi?

“La realizzazione della protesi non conclude il nostro rapporto col cliente, al contrario: i nostri ambulatori forniscono supporto, manutenzione, revisione e controlli delle protesi da noi realizzate per assicurare la massima soddisfazione e la miglior prestazione possibile.”

Puoi raccontarci alcuni casi su cui lavori o hai lavorato che ti hanno colpito particolarmente?

“Tutti i nostri clienti hanno una storia da raccontare, e ognuno è a suo modo speciale. Ci sono però tre ragazzi rispettivamente di Genova, Arezzo e Livorno che hanno affrontato problemi fisici simili e che hanno dovuto subire amputazioni sopra al ginocchio.

Nonostante le difficoltà che hanno dovuto affrontare, ad oggi una è diventata mamma, uno pratica boxe e un altro è impegnato in politica.”

 

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